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Come valutare un caso di malasanità

Come si valuta un caso di malasanità?

Il Nuovo Codice di Deontologia Medica, approvato a Torino il 18 maggio 2014, torna sull’attività medico legale confermando, all’art. 62, la necessità, per il medico legale chiamato ad esprimere un parere in ambito di responsabilità professionale sanitaria, di “richiedere l’associazione con un collega di comprovata competenza nella disciplina interessata”. Viene inoltre precisato che qualora venga incaricato di esprimere un parere tecnico in ambito di responsabilità professionale direttamente “un medico con competenze specialistiche cliniche”, questo, a sua volta, “dovrà associarsi nello svolgimento dell’incarico con uno specialista in medicina legale”.

Si tratta di un ennesimo tentativo di disciplinare (almeno sotto il profilo deontologico) l’attività medico legale in casi di particolare complessità quali quelli riguardanti la responsabilità medica che, troppo spesso, vengono affidati, anche in ambito giudiziario, a medici (a volte neppure specialisti in medicina legale) che non operano abitualmente in questo settore ovvero a specialisti clinici che, con presunzione, ritengono di portare a termine l’incarico senza affiancarsi al medico legale. Lo scenario appena descritto, purtroppo di frequente riscontro anche in ambito giudiziario, oltre a violare i suddetti dettami deontologici, conduce frequentemente a valutazioni conclusive non corrette.

E’ ferma convinzione dell’Associazione Iride, come riportato anche nel Suo decalogo di cui ti parleremo in un altro post e che puoi consultare sulla nostra pagina web (http://www.irideassociazione.org/decalogo.php), che un corretto esame di un caso di presunta malasanità necessiti dell’attività coordinata di un medico legale e di uno specialista clinico nella branca della medicina interessata. Lo specialista dovrà infatti essere guidato e orientato nell’esame tecnico della vicenda dal medico legale anche mediante la formulazione di specifici quesiti, utili a verificare l’esistenza di un errore medico, di un danno e, soprattutto, di una correlazione causale tra l’errore ed il danno da malasanità.

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responsabilità medica

Quando il medico è obbligato a rispondere del danno

La natura della responsabilità medica

A quale titolo è chiamato a rispondere il sanitario che cagiona un danno nell’esercizio della propria professione?

Cominciamo evidenziando che nel nostro sistema civilistico vige la dualità tra responsabilità contrattuale ed extracontrattuale.

Mentre la responsabilità contrattuale deriva da un inadempimento ad un’obbligazione precedentemente assunta, quella extracontrattuale invece prescinde da preesistenti legami tra il danneggiante ed il danneggiato configurandosi appunto, ogni volta si cagioni un danno ingiusto (art.2043 cod. civ. “Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”).

La sopra descritta distinzione comporta, in primis, un diverso regime in tema di onere probatorio.

Mentre nella responsabilità extracontrattuale esso è posto a carico del soggetto danneggiato, in caso di responsabilità contrattuale l’onere è invertito.

Ed invero in caso di inadempimento contrattuale il legislatore presume la colpa del danneggiante il quale dovrà dimostrare l’impossibilità di adempiere correttamente oppure che il danno causato è dipeso da fatto a lui non imputabile.

La prevalente dottrina, sostenuta dall’orientamento maggioritario della giurisprudenza, inquadra la responsabilità medica nell’alveo della responsabilità contrattuale.

La giurisprudenza di merito infatti sembrerebbe ormai unanime nel riconoscere che la responsabilità del medico verso il malato è di natura contrattuale. Ciò sul rilievo che l’accettazione del paziente in ospedale, al fine di un ricovero o di una visita ambulatoriale, comporta la conclusione del contratto di prestazione d’opera atipico detto di spedalità.

La ratio della norma risiederebbe nel concetto di “contratto sociale” ovvero quell’obbligazione contrattuale che nasce – sebbene in assenza di un contratto in senso letterale – dal comportamento richiesto al medico che è quello di garantire la tutela di interessi esposti a pericolo e/o lesione.

Dall’inquadramento della responsabilità del medico o della struttura sanitaria, all’interno della responsabilità contrattuale discendono poi una serie di conseguenze favorevoli per il malato in termini di onere della prova e di prescrizione di cui parleremo in un’altra occasione.

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Cosa si intende per responsabilità medica?

responsabilità medica

Quando si parla di responsabilità medica (malpractice in inglese) ci si riferisce alle conseguenze – intese come lesione dell’integrità psico-fisica – di un comportamento illecito.

Costituisce comportamento illecito la condotta del personale sanitario (e/o della stessa Struttura) che si scosta da quel comportamento tecnico atteso e richiesto dalle specifiche competenze, ovvero deroga a quelle regole di condotta prescritte ed osservate dalla maggioranza dei medici di fronte allo stesso caso.

Il Legislatore ha infatti previsto che “se la prestazione implica soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il prestatore d’opera non risponde dei danni se non nel caso di dolo e colpa grave” (articolo 2236 Codice Civile). Concisamente si ricorda che mentre la colpa è una forma di responsabilità che prescinde dalla volontà dell’evento (ubriaco alla guida travolge un passante – omicidio colposo) il dolo esprime la consapevolezza e la volontarietà dell’azione causa dell’evento (un soggetto esplode alcuni colpi di pistola all’indirizzo di un altro individuo al fine di provocarne la morte – omicidio volontario).

Affinchè possa sussitere la responsabilità colposa è necessario che l’evento danno (le lesioni) siano diretta conseguenza di imperizia e/o negligenza e/o imprudenza del personale sanitario.

Negligenza: trascuratezza e grave dimenticanza che si traduce in una omissione di determinate precauzioni (medico che dimentica una garza o un ferro chirurgico nell’addome del paziente o non controlla la data di scadenza del farmaco  usato)

Imprudenza: insufficiente analisi e erronea valutazione dei pericoli e delle conseguenze dei propri atti (medico che invece di indirizzare l’ammalato da una specialista esegua, senza averne le capacità, un intervento particolarmente impegnativo) .

Imperizia: insufficiente attitudine a svolgere un’attività che richiede specifiche conoscenze di regole scientifiche e tecniche; ipotesi di imprudenza qualificata, propria di chi compie atti che invece presuppongono la conoscenza di precise regole tecniche non rispettate per ignoranza od inettitudine (es.: l’odontotecnico che compie un’operazione per la quale non è qualificato).

Una volta accertata la condotta colposa, accertamento che dovrà essere cristallizzato in una perizia medico legale, potrà avviarsi il procedimento risarcitorio.

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