Complicanze del parto: la distocia di spalla

La distocia di spalla rappresenta una emergenza ostetrica che può causare danni al feto, e di natura meccanica, quali, ad esempio, lesioni da trazione di strutture nervose, e un danno ipossico cerebrale che può anche arrivare a determinare la morte del bambino.

Si considera, per definizione, distocico, quel parto in cui l’intervallo tra la fuoriuscita della testa ed il suo completamento supera i 60 secondi e/o quello che richiede manovre ostetriche per la fuoriuscita delle spalle del bambino. Secondo alcune casistiche l’incidenza della distocia di spalla sarebbe inferiore al 2% di tutti i parti per via vaginale; altri studi stimerebbero invece un’incidenza più alta.

I fattori di rischio maggiori sono rappresentati da:

  • Macrosomia fetale (peso del neonato superiore a 4000 grammi): Il rischio di distocia aumenta in maniera direttamente proporzionale al peso del bambino.
  • Diabete materno: le madri diabetiche favoriscono lo sviluppo di feti macrosomici con distribuzione del grasso prevalente in sede toraco-addominale.
  • Interventi ostetrici (applicazione di ventosa e/o forcipe): possono modificare la disposizione degli arti del bambino rispetto al corpo. La scelta di utilizzare la ventosa in alternativa la taglio cesareo può rappresentare, in caso di danno al bambino, un elemento di contestazione della condotta del sanitario.

 

Sono considerati fattori di rischio anche una distocia di spalla in un parto precedente, l’induzione del parto e l’utilizzo di ossitocina.

Nel caso in cui il processo espulsivo del bambino si arresti per il blocco della spalla contro la sinfisi pubica della madre si rende necessario un tempestivo disimpegno della spalla da parte del personale sanitario che assiste al parto. Si calcola che il 20% dei decessi del bambino si è verificato per tempi di estrazione superiori a 10 minuti.

Non è raro che anche a fronte di manovre ostetriche corrette, si possano verificare delle complicanze sia per il bambino che per la madre.

Al realizzarsi di queste complicanze si renderà opportuna una verifica della modalità di disimpegno del bambino ossia una valutazione della correttezza esecutiva delle manovre ostetriche. La domanda a cui l’esperto chiamato a valutare la vicenda dovrà rispondere sarà la seguente: il danno riportato dal bambino e/o dalla madre è l’effetto di una complicanza non prevenibile e legata solo alla distocia di spalla ovvero è conseguente ad un errore medico?

Potrà anche verificarsi il caso in cui il danno riportato dal bambino e/o dalla madre sia stato aggravato dalla responsabilità dei sanitari che hanno assistito al parto ossia che al danno derivante dalla distocia di spalla si sia aggiunto un danno iatrogeno (da errore medico).

Seconda parte