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consenso informato

Cos’è il consenso informato

Il consenso informato e la responsabilità professionale del medico

Sebbene negli anni si sia assistito ad un significativo cambiamento del rapporto tra medico e paziente, finalizzato proprio alla centralizzazione di quest’ultimo e nonostante le innumerevoli pronunce giurisprudenziali e l’ormai consolidato orientamento della dottrina, l’acquisizione del consenso informato del paziente rappresenta ancora oggi, troppo spesso, un mero formalismo burocratico e non, come dovrebbe, il fondamento dell’atto medico.

Pur non esistendo uno specifica normativa che disciplini il consenso informato, in aggiunta all’orientamento dettato dalle sentenze della Suprema Corte, troviamo precisi riferimenti al principio del consenso nella Carta Costituzionale che, agli articoli 13 e 32, rispettivamente sancisce che “la libertà personale è inviolabile” e che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.

I principi di autodeterminazione e di inviolabilità della persona vengono puntualmente recepiti anche dal Codice di Deontologia Medica che, all’art. 35, vieta al medico di intraprendere attività diagnostica e/o terapeutica senza l’acquisizione del consenso esplicito e informato del paziente. Vincolante pertanto per il medico la volontà del paziente che dovrà essere rispettata da parte del sanitario anche in caso documentato, esplicito e valido dissenso all’atto medico proposto.

La validità del consenso (o del dissenso) del paziente capace di intendere e di volere discende da un preliminare percorso informativo che il medico deve mettere in atto avendo riguardo alla completezza e comprensibilità dello stesso. Solo a fronte di una informazione completa e fornita in modo comprensibile per il paziente si potrà parlare di scelta consapevole e adesione partecipata all’attività diagnostica e/o terapeutica proposta. In assenza di un corretto e adeguato percorso informativo il consenso informato del paziente non potrà infatti essere ritenuto valido e l’atto medico eventualmente posto in essere dal sanitario sarà privo di legittimità e pertanto, anche se attuato correttamente e con beneficio per il paziente, da ritenere illecito, derivandone al medico responsabilità giuridiche civili e penali. Una maggiore attenzione da parte del medico alla qualità del rapporto con il paziente ed alla modalità di acquisizione del consenso informato, oltre a garantire una partecipazione consapevole del paziente alle decisioni cliniche che lo riguardano, rappresenta inoltre il punto di partenza per la prevenzione del contenzioso giudiziario per responsabilità professionale medica, aumentando per così dire la “tolleranza” dei pazienti in caso di errori medici. Ciò è quanto emerge da alcuni studi tra i quali Physician’s Financial News 2002, 20: s10.

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Come valutare un caso di malasanità

Come si valuta un caso di malasanità?

Il Nuovo Codice di Deontologia Medica, approvato a Torino il 18 maggio 2014, torna sull’attività medico legale confermando, all’art. 62, la necessità, per il medico legale chiamato ad esprimere un parere in ambito di responsabilità professionale sanitaria, di “richiedere l’associazione con un collega di comprovata competenza nella disciplina interessata”. Viene inoltre precisato che qualora venga incaricato di esprimere un parere tecnico in ambito di responsabilità professionale direttamente “un medico con competenze specialistiche cliniche”, questo, a sua volta, “dovrà associarsi nello svolgimento dell’incarico con uno specialista in medicina legale”.

Si tratta di un ennesimo tentativo di disciplinare (almeno sotto il profilo deontologico) l’attività medico legale in casi di particolare complessità quali quelli riguardanti la responsabilità medica che, troppo spesso, vengono affidati, anche in ambito giudiziario, a medici (a volte neppure specialisti in medicina legale) che non operano abitualmente in questo settore ovvero a specialisti clinici che, con presunzione, ritengono di portare a termine l’incarico senza affiancarsi al medico legale. Lo scenario appena descritto, purtroppo di frequente riscontro anche in ambito giudiziario, oltre a violare i suddetti dettami deontologici, conduce frequentemente a valutazioni conclusive non corrette.

E’ ferma convinzione dell’Associazione Iride, come riportato anche nel Suo decalogo di cui ti parleremo in un altro post e che puoi consultare sulla nostra pagina web (http://www.irideassociazione.org/decalogo.php), che un corretto esame di un caso di presunta malasanità necessiti dell’attività coordinata di un medico legale e di uno specialista clinico nella branca della medicina interessata. Lo specialista dovrà infatti essere guidato e orientato nell’esame tecnico della vicenda dal medico legale anche mediante la formulazione di specifici quesiti, utili a verificare l’esistenza di un errore medico, di un danno e, soprattutto, di una correlazione causale tra l’errore ed il danno da malasanità.

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